Il nemico più pericoloso per la Chiesa? L’ignoranza

Il nemico peggiore per i cattolici è l’ignoranza, per questo, Cristo ci ha lasciato la Chiesa Maestra, e non un Libro Intoccabile. Per questo, Gesù non è un fondatore di religioni, ma è Dio. Ce lo ricorda la saggezza che san Josemaría Escrivá de Balaguer quando diceva che «l’avversario peggiore della Chiesa è l’ignoranza».

di Rino Cammilleri

Qualche giorno fa, in un editoriale sulla Nuova Bussola Ettore Gotti Tedeschi ha ricordato la saggezza che san Josemaría Escrivá de Balaguer usava somministrare, in pillole, in libretti che hanno formato generazioni di cattolici, laici e non. La generazione presente forse non ha mai sentito parlare di Cammino e Forgia (in Italia editi da Ares) nonché Solco da cui Ettore Gotti Tedeschi ha estratto alcuni pensieri. Come questo (il n. 359):

«Sono d’accordo con te che vi sono cattolici, praticanti e persino pii agli occhi degli altri, e forse sinceramente convinti, che servono ingenuamente i nemici della Chiesa… Si è infiltrato nella loro stessa casa, con diversi nomi male applicati – ecumenismo, pluralismo, democrazia – l’avversario peggiore: l’ignoranza».

Il quale pensiero, poiché a ogni nuova generazione bisogna ripetere da capo tutto, necessita di qualche approfondimento.

Solco e Forgia, apparsi postumi, completano con Cammino una trilogia che guida il cristiano contemporaneo sulle vie della preghiera contemplativa.
Solco e Forgia, apparsi postumi, completano con Cammino una trilogia che guida il cristiano contemporaneo sulle vie della preghiera contemplativa.

Già nel 1852 vi fu chi avvertì che gli –ismi moderni non erano altro che riedizioni in salsa laicista di antiche eresie già condannate dalla Chiesa. Si trattava di Juan Donoso Cortés, pensatore e uomo politico spagnolo, al quale era stato chiesto dal cardinale Raffaele Fornari, per conto di Pio IX, di stilare un elenco degli “errori” contemporanei in vista della preparazione del Sillabo (che poi uscì nel 1864 e suscitò un vespaio). È stato argutamente osservato che le posizioni eretiche sono come quelle erotiche: poche e ripetitive. Ma, malgrado ciò, non cessano di esercitare la loro potente attrattiva. Un’eresia, infatti, non potrebbe affascinare se non contenesse un brandello di verità. È però un pezzo di verità che esclude tutto il resto, e così diventa errore. Lo stesso vale per quelle eresie laiche che sono le ideologie. Il marxismo, per esempio, non si sarebbe diffuso se non avesse propugnato due concetti cristiani, eguaglianza e giustizia sociale. Perciò ha avuto (ed ha) tanta presa sui cristiani e pure su parte del clero.

Lo stesso accade con le ideologie correnti. Ma, anche qui, la loro fascinazione sui cristiani è dovuta, come avvertiva san Josemaría, all’ignoranza di questi ultimi, l’«avversario peggiore». La tentazione di trovare un compromesso con le idee di volta in volta alla moda da parte dei credenti è vecchia come il cucco, ma la Chiesa esiste proprio per questo: dissipare l’ignoranza in chi è tentato. Si faccia caso al modus operandi del Fondatore: Cristo non ha lasciato un Libro, non ha scritto niente. E ha fatto bene. Un Libro avrebbe periodicamente riportato il cristianesimo al fondamentalismo della letteralità, praticamente riazzerandolo. Cristo, invece, si è procurato uno staff gerarchicamente strutturato: 12 Apostoli con un Capo e 72 Discepoli. Li ha istruiti, poi dotati di Spirito Santo per guidarli alla «verità tutta intera» (mentre, lo si ricordi, l’eresia è solo un pezzo di verità). Li ha voluti celibi per evitare che si costituissero in “casta sacerdotale” e/o fossero ricattabili (come lo è chi tiene famiglia) dal Potere. Pastori di uomini, che ripetessero a ogni generazione futura le Istruzioni del Fabbricante per il migliore uso del Prodotto (l’uomo), affinché gli uomini siano contenti Qui e poi felici Lassù.

Ed è quello che la Chiesa ha sempre fatto, mettendo in guardia dalle contraffazioni –sempre apparentemente nuove ma in realtà sempre le stesse- insufflate dal Tentatore. Oggi, dopo un lavorìo ai fianchi durato secoli, i popoli della civiltà cristiana vedono nelle Istruzioni solo un’insopportabile e incomprensibile serie di divieti che impediscono di godere la vita. É un inganno, come tutti quelli precedenti, e la Chiesa esiste apposta per svelarlo. Ma ha di fronte una novità: la velocità e la diffusione delle immagini ingannevoli. Gli stessi chierici si sono formati nelle scuole statali, dove hanno imparato una vulgata fatta di luoghi comuni di propaganda politica. La (loro) tentazione è la solita: venire incontro alle “istanze”. Da qui, in alcuni, l’atteggiamento benevolo e le “aperture” nei confronti dei “lontani”, tanto più blanditi quanto più lontani sono. E l’ostilità, che in certi casi arriva fino all’odio, per quelli che trovano questo metodo quanto meno rischioso e, storicamente, perdente. Questi sono accusati di «mancanza di carità» (per restare nel nostro esempio, san Josemaría, reo di quel Solco n. 359, politicamente scorrettissimo, da cui siamo partiti).

Così, si arriva a un’altra novità vecchia come il cucco: la dottrina è una cosa, la prassi un’altra; ortoprassi contro ortodossia. Déjà vu, ma, come si suol dire, a volte ritornano. Blaise Pascal diceva: Bien penser pour bien agir. Ma lui è “superato”. Qualcun altro insiste: se non vivi per come pensi finirai per pensare per come vivi. Qualcuno, infine, avverte che, se la “pastorale” si allontana troppo dalla “dottrina”, è come ammettere che Cristo ha insegnato cose impossibili da mettere in pratica, perciò non si vede che cosa sia venuto a fare sulla Terra. E anche questa è un’eresia. Insomma, il pensiero n. 359 (come tutti gli altri del Santo) ha ragione da vendere. Il nemico peggiore per i cattolici è l’ignoranza, che li divide e crea quinte colonne in casa. Per questo, Cristo ci ha lasciato la Chiesa Maestra, e non un Libro Intoccabile. Per questo, Gesù non è un fondatore di religioni come gli altri, ma è Dio.

© La Nuova BQ (30/04/2015)

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