Vangelo e comunismo inconciliabili

di Nikolaj Berdjaev

Cristo ha detto che è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel Regno dei cieli. A molti che hanno un rapporto superficiale col cristianesimo, e non sono partecipi dei suoi misteri, questa frase suona quasi socialista. Voi socialisti amate fare un cattivo uso del Vangelo, e ve ne ricordate solo quando serve ai vostri scopi religiosi e antireligiosi. In queste citazioni dei testi evangelici, in queste interpretazioni non religiose dei testi c’è un che di abominevole e sacrilego.

Nikolaj Berdjaev
Nikolaj Berdjaev

Le parole di Cristo nei confronti dei ricchi hanno un significato diametralmente opposto a quello che vorreste conferire loro. A chiunque si accosti interiormente al mistero della vita e non in modo superficiale, dev’esser chiaro che Cristo si preoccupava del destino dei ricchi, della loro anima, quando diceva che è difficile, molto difficile per loro entrare nel Regno dei cieli. Voleva dire che per i ricchi è facile diventare schiavi del mondo materiale e dei beni materiali, che essi sono privi della libertà di spirito e perciò per loro è più complicato entrare nel Regno dei cieli, nel Regno delle anime libere, che amano Dio più di tutto il mondo e di tutto ciò che il mondo può dare.

Cristo voleva liberare spiritualmente i ricchi, aveva a cuore la loro salvezza eterna, così così come aveva a cuore la salvezza di tutte le anime degli uomini. Egli è venuto nel mondo per tutti, per i ricchi come per i poveri. E quando parlava della difficoltà che i ricchi hanno ad entrare nel Regno dei cieli, non pensava agli interessi materiali dei poveri, ma agli interessi spirituali dei ricchi. Cristo ha infatti rivelato il valore assoluto dell’anima di ogni uomo, indipendentemente dalla sua condizione sociale. Per Lui non potevano esserci eletti e reietti in base alla condizione sociale.

La retorica socialista riguardo ai ricchi, invece, sta al polo opposto rispetto al cristianesimo, è intrisa d’odio per i ricchi e di invidia verso di loro. I socialisti vogliono rendere difficile entrare nel Regno dei cieli anche ai poveri. Le parole di Cristo sono rivolte all’uomo interiore, alla sua anima; le parole dei socialisti sono rivolte all’uomo esteriore, all’involucro materiale dell’uomo, in esse si percepisce sempre la non conoscenza dell’uomo interiore. Cristo parlava di una povertà piena di grazia, gioiosa, divina che costituisce la suprema libertà e bellezza dello spirito. Essa è accessibile solo a pochi. San Francesco d’Assisi, “il Poverello di Cristo”, ha realizzato alla perfezione la bellezza della povertà.

Ma cosa ha a che fare questa povertà con il socialismo? Cristo insegnava che i poveri hanno un privilegio spirituale rispetto ai ricchi, che per loro è più facile entrare nel Regno di Dio. I socialisti invece parlano sempre dei grandi privilegi dei ricchi, invidiano questi privilegi e vogliono toglierli ai ricchi per darli ai poveri. Cristo insegnava a donare le proprie ricchezze, i socialisti insegnano ad appropriarsi delle ricchezze altrui. Cristo esortava a nutrire l’affamato e a donare fino all’ultima camicia. Questo doveva essere un gesto di un amore gratuito, lo stesso amore con cui Cristo si rivolgeva all’uomo interiore, alla profondità dell’anima umana. Non era la ricetta di un’organizzazione sociale esteriore, su cui il Vangelo non dice una parola.

I socialisti non esortano a nutrire l’affamato e a donare l’ultima camicia al prossimo. Loro si rivolgono all’uomo esteriore. Esortano l’affamato a togliere agli altri con la forza. Inculcano nel povero l’idea che la ricchezza sia una cosa bellissima, che il destino del ricco sia un destino invidiabile, e così avvelenano il suo povero cuore. Cristo voleva che non ci fossero più affamati, che tutti avessero da mangiare, che tutti avessero una camicia. E l’atteggiamento cristiano verso la vita esige che ci si occupi degli affamati, dei miseri, dei diseredati.

Nel Giudizio universale Cristo chiederà conto ad ognuno di noi del destino di affamati, miseri e diseredati. E per i ricchi sarà difficile giustificarsi. Ma come è contrario lo spirito di Cristo allo spirito del socialismo! Cristo ha rivelato la verità eterna sulla costituzione spirituale dell’uomo e non la verità transitoria sulla costituzione della società terrena. Tutta la predicazione evangelica di Cristo presuppone perfino l’esistenza della proprietà e della disuguaglianza sociale, e, senza toccare l’ordinamento sociale, sempre determinato da condizioni storiche e naturali complesse, insegna la verità eterna dell’amore e del sacrificio di sé. I socialisti vogliono rendere impossibili e superflue le virtù cristiane dell’amore, del sacrificio e della carità. È grande la saggezza del cristianesimo, per il quale il valore assoluto dell’anima umana non dipende dalla condizione sociale e si afferma in ogni contingenza storica. Il padrone e lo schiavo possono essere fratelli in Cristo, pur rimanendo nelle rispettive condizioni sociali. Il cristianesimo esige che l’anima del padrone e quella dello schiavo, siano considerate un valore assoluto e siano di uguale valore davanti al Signore: esige che il padrone veneri nello schiavo l’immagine e la somiglianza di Dio. Esso però non esorta alla rivoluzione sociale, insegna che qualunque ordinamento sociale in qualunque epoca storica è comunque vincolante. San Paolo insegnava che lo schiavo, anche rimanendo nelle condizioni sociali a lui toccate in sorte, può essere perfetto e percorrere la via di Cristo.

Al cristianesimo della Chiesa sono totalmente estranei gli elementi del rivoluzionarismo sociale, essi appartenevano solo ai movimenti eretici, settari. Il cristianesimo ha avuto un’enorme importanza nell’eliminazione della schiavitù nel mondo, ma la sua azione in questo senso è stata esclusivamente spirituale e non sociale, è stata interiore e non esteriore. Il cristianesimo riconosce che tutti i mutamenti sociali sono determinati da una legge specifica, che la continuità storica sul piano esteriore dell’esistenza non può essere eliminata e distrutta. La questione sociale ha i suoi aspetti tecnici, i suoi metodi scientifici, i suoi condizionamenti materiali.

La saggezza del cristianesimo universale, a differenza del settarismo, riconosce tutto ciò. La guarigione definitiva dai mali sociali e dalle sofferenze è possibile solo nell’armonia cosmica, solo nel Regno di Dio. Fino al suo raggiungimento, sono possibili solo gradi relativi. La questione sociale non è risolvibile, sono risolvibili solo i problemi sociali. Il bene cristiano è un bene libero, e perciò presuppone una certa libertà del male.

(Traduzione di Giacomo Foni)

Fonte: avvenire.it

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